Ger 2,1-2a;3,1-5; Sal 76 (77); Zc 1,1-6; Mt 11,16-24

 

«Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi».           (Mt 11, 20)

 

Gesù rimprovera la generazione che lo ha visto perché non ha colto la novità di vita che lui era venuto a portare. Sembra arrabbiarsi perché non si rassegna a vedere il cuore chiuso dei suoi fratelli, incapaci di scardinare preconcetti ben strutturati nelle loro menti.

Più avanti vedremo Gesù piangere su Gerusalemme rendendo in questo modo evidente qual era il suo sentimento per quella generazione che ha provato in tutti i modi ad incontrare.

Spesso forse anche noi a generazioni di distanza facciamo fatica ad alzarci dal nostro ripiegamento su noi stessi e dai nostri giudizi preconfezionati, precludendoci di vedere l’esistenza di qualcosa che va oltre noi.

Chi pensavano che fosse colui che doveva salvarli? E noi chi aspettiamo come salvatore? Quale ricetta dovrebbe avere per la nostra vita? Ci scandalizza un Dio che manda suo figlio in mezzo a noi come uno di noi, che serve, che ama tutti, che ci salva con un’apparente sconfitta?

 

Preghiamo

La vita non può esser colta in poche formule. In fondo, è quel che stai cercando di fare tutto il tempo, e che ti porta a pensare troppo: stai cercando di rinchiudere la vita in poche formule ma non è possibile, la vita è infinitamente ricca di sfumature, non può essere imprigionata né semplificata. Ma semplice potresti essere tu ….      

(Etty Hillesum, Diario)

     

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