Ger 3,6a.19-25; Sal 85 (86); Zc 2,10-17; Mt 12,33-37

 

«In base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».    (Mt 12,37)

 

Linguaggio di rimprovero quello di Gesù. Linguaggio che vuol riportare a verità e che ha il coraggio di non ammiccare ai “potenti” per mettersi al riparo; anzi!

In più parti del capitolo 12 Matteo ci dice che scribi e farisei tramano alle spalle di Gesù. Dalla stessa bocca che nel tempio benedice Dio escono parole di maledizione contro suo Figlio. Signori della legge difendono ciò che dà loro potere, giustificandosi in nome di Dio.

Gesù sa che è rischioso dire parole scomode ma non tace perché la loro salvezza gli sta più a cuore della sua stessa vita e prova a stanarli dall’inganno in cui stanno rovinando la loro vita e quella di chi incontrano.

Se si fissa lo sguardo su Gesù, sul Vangelo, allora parole e azioni, le nostre come quelle degli altri, vengono illuminate e la radice da cui provengono viene rivelata. Allora viene chiesto il coraggio per guardare alla verità e per convertire ciò che è oscuro in luce.

 

Preghiamo

L’avidità, l’orgoglio, lo spirito di dominio, la dimenticanza di Dio e l’idolatria delle creature potevano essere vinti solo da un tuffo nell’umiltà. “Scendendo” Gesù percorreva al contrario la salita dell’ambizione umana. Quando è dato anche a noi di inabissarci nel buio o di sentire l’umiliazione della discesa, ricordiamocelo. É allora il momento della nostra salvezza.

(Don Andrea Santoro – Lettere dalla Turchia)

 

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