Tt 3,3-7; Sal 71 (72); Gv 1, 29a.30-34

 

«Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna».            (Tt 3, 4-7)

                              

 

Abba Genesio diceva ai suoi fratelli: nel monastero di Gaza venne a mancare acqua. Per molti giorni i monaci dovettero spostarsi da abba Giovanni per attingere al suo pozzo. La strada era lunga e polverosa: i fratelli non avevano più tempo per le frequenti preghiere monastiche, la vita nel monastero divenne pesante e oltremodo noiosa. Fu allora che i fratelli si rivolsero al santo Padre Ilarione: “padre, se non abbiamo acqua nella nostra casa non c’è vita, e neppure preghiera”. “Scavate nell’angolo sud del giardino, ma ancora di più scavate nel silenzio del vostro cuore: di acqua per la vostra gioia Dio ne fa scaturire sempre”.

 

Preghiamo

 

Venite e vedete a Betlemme il Re della gloria.

Una vergine tenne nel grembo

colui che è più grande dei cieli!

Venite, esultiamo, o popoli:

per gli uomini è nato un salvatore.

Gloria a te, Signore! Alleluia!

    (antifona, liturgia ambrosiana)

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