Ger 3,6a;5,15-19; Sal 101 (102); Zc 3,6.8-10; Mt 13,53-58

 

 

«E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi».        (Mt 13,58)

 

 

Può sembrare strano, perché di solito pensiamo il contrario, cioè quando c’è bisogno di convincere gli increduli ecco che il Signore passa agli “effetti speciali”, così da smuovere anche i più refrattari. Non è così, nei vangeli appare chiaramente il contrario: la fede non è l’effetto di un prodigio compiuto da Gesù, ma la sua condizione di possibilità. Sembra dirci il Signore: se tu non credi io non posso fare nulla, la tua fede è la condizione perché io possa operare grandi cose.

Senza fede anche a noi diventa impossibile riconoscere il Signore, la sua presenza. Lo attendiamo e quando finalmente arriva non lo sappiamo riconoscere. Come la gente di casa sua che dice: “non è costui il figlio del falegname? E sua madre non si chiama Maria?”.

Rivelami Signore la mia incredulità, ma rivelami anche la tua presenza nella ferialità della mia vita.

 

 

Preghiamo

 

Signore, ascolta la mia preghiera!

Per la tua fedeltà, porgi l’orecchio alle mie suppliche

e per la tua giustizia rispondimi.

Non entrare in giudizio con il tuo servo:

davanti a te nessun vivente è giusto.

  (dal Sal 143, 1-2)

 

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