Martedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

1Re 6,1-3.14-23.30-38;7,15a.21; Sal 25; Lc 11,29-30

«Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione”». (Lc 11,29-30)

Il segno di Giona, cioè crocifissione e risurrezione, è “segno di contraddizione”. Perché la croce, allo sguardo umano, è solo fallimento, sofferenza atroce e inutile, morte. Ma chi crede può scorgere il movente: il Crocifisso è Colui che ama e per amore arriva fino all’umiliazione, alla sofferenza e alla morte.
Non sconfitta, ma trionfo dell’ideale più nobile: donarsi per la salvezza altrui. La croce: segno di contraddizione per l’uomo del nostro tempo che sempre più tenta di occultarla, col pretesto del rispetto della sensibilità di chi non crede. Ma questo può divenire un comodo alibi perché siamo troppo orgogliosi per riconoscerci bisognosi di un tale amore, e troppo egoisti per comprendere che il vero amore comporta il sacrificio di sé.

Preghiamo col Salmo

Signore, amo la casa dove tu dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
Non associare me ai peccatori
nè la mia vita agli uomini di sangue.

 

 
 

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