Gn 2, 18-25; Sal 1; Pv 1, 1a. 20-33; Mt 5, 1-12a
La sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; nei clamori della città essa chiama, pronuncia i suoi detti alle porte della città: «Fino a quando, o inesperti, amerete l’inesperienza e gli spavaldi si compiaceranno delle loro spavalderie e gli stolti avranno in odio la scienza? Tornate alle mie esortazioni: ecco, io effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le mie parole. (Pv 1, 20-22)
Il cammino di quaresima, ancor prima di individuare nuovi obiettivi, è determinato dalla possibilità di un ritorno. Di fatto, spesso si è tentati di fare tutto da sé, identificando in solitudine i propri obiettivi, per scoprire poi che l’inesperienza conduce a niente e che non si può edificare sul nulla. Al contrario, il cammino di quaresima è la possibilità di tornare al Signore, cioè di costruire la propria esistenza sulla base di quella di Gesù, modello a partire dal quale e in vista del quale ogni essere umano è stato creato. Per questo motivo essere a immagine di Dio è un dono, perché è la possibilità di essere pienamente sé stessi, secondo la propria misura originaria, che il peccato ha ridotto – oggi è il giorno per considerare come ricostituirla.
Preghiamo
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
dal Salmo 1

