II Domenica dopo Pentecoste

Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14; Sal 103 (104); Rm 1, 22-25. 28-32; Mt 5, 2. 43-48

Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. (Sir 17,3-4.6-10)

In questo brano per affermare la grandezza degli esseri umani si descrive quella di Dio e viceversa: nel progetto del Signore l’essere umano è una creatura che trova gioia nella misura in cui riconosce il suo legame con il Signore. Riconoscere i propri limiti, comprendere la differenza rispetto a Dio non è motivo di tristezza, né è segno di una mancanza. Al contrario, scoprire la gloria del Signore corrisponde a scoprire che essa è destinata a farsi dono per gli umani. Ciascuno ha gli strumenti per scoprirlo, per renderne grazie e farne tesoro.

Preghiamo

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore.

Dal Salmo 103 (104)

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