Giovedì della settimana della III Domenica dopo Pentecoste

Nm 20, 22-29; Sal 104 (105); Lc 6, 20a. 24-26

Mosè fece come il Signore aveva ordinato ed essi salirono sul monte Or, sotto gli occhi di tutta la comunità. Mosè spogliò Aronne delle sue vesti e ne rivestì Eleàzaro suo figlio. Là Aronne morì, sulla cima del monte. Poi Mosè ed Eleàzaro scesero dal monte. Tutta la comunità vide che Aronne era spirato e tutta la casa d’Israele lo pianse per trenta giorni.  (Nm 20,27-29)

Il ruolo di Aronne è stato determinante: egli è stato la voce di Mosè e ha svolto le funzioni sacerdotali in favore dell’intero popolo. Ora la sua vita termina senza che possa godere della terra promessa.
La sua morte è accompagnata dal trasferimento delle sue funzioni al figlio, il popolo non resterà  senza sacerdoti che possano mettere in relazione con il Signore, ma la discendenza di Aronne assicurerà quel compito indispensabile.
Questo episodio mostra un equilibrio significativo tra l’importanza insuperabile di ogni persona e l’allargamento alla dimensione comunitaria: Aronne è stato significativo per tutti, tanto che per trenta giorni viene pianto; allo stesso tempo, il dolore per la sua mancanza non corrisponde alla fine delle occasioni, ma il cammino di Israele prosegue grazie al figlio.
Oggi è possibile meditare su quanto il Signore non interrompa mai la sua benevolenza, tramite persone che di volta in volta esprimono un valore unico.

Preghiamo

Cercate il Signore e la sua potenza.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

dal Salmo 104 (105)

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