II Domenica dopo Pentecoste

Sir 16, 24-30; Sal 148; Rm 1, 16-21; Lc 12, 22-31

Nessuna di loro urta la sua vicina, mai disubbidiranno alla sua parola. Dopo ciò il Signore guardò alla terra e la riempì dei suoi beni. Ne coprì la superficie con ogni specie di viventi e questi ad essa faranno ritorno.  (Sir 16, 28-30)

Il libro del Siracide esalta la creazione come un’opera ben compiuta, nella quale ogni parte si relaziona alle altre con equilibrio e armonia.
Ogni credente può considerare così il mondo che lo circonda, valutando quanto tutto sia dono del Signore, scoprendo che quell’equilibrio è una dinamica in perenne trasformazione, nella quale l’essere umano ha un ruolo determinante. Questa valutazione spinge ciascuno a considerare il proprio rapporto con le cose e con il creato: in quanto dono, quale uso se ne fa? In che modo quel dono viene condiviso?

Preghiamo

Lodatelo, cieli dei cieli,
voi, acque al di sopra dei cieli.
Lodino il nome del Signore,
perché al suo comando sono stati creati.

Dal Salmo 148

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