Venerdì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Dt 24, 10-22; Sal 18 (19); Lc 7, 24b-35

Mosè disse a tutto Israele: «Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno. Te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno. Se quell’uomo è povero, non andrai a dormire con il suo pegno. Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti. (Dt 24,10-13)

L’insegnamento dato da Mosè a Israele porta traccia di una grande finezza, indicando quale sia la cura che è necessario avere quando si entra in relazione con gli altri. Infatti, spesso si è portati a pensare che ciò che conta è il risultato, così che l’aiuto dato nei confronti di chi ha bisogno si limita a sanare una situazione materiale di indigenza. I legami tra gli esseri umani non si riducono però all’economia, ma toccano la possibilità di una vera relazione. Non è possibile avere attenzione per chi è povero se quell’azione stabilisce una nuova oppressione, tramite la quale, in maniera subdola, si esercita ancora un potere, quello che rende chi è aiutato dipendente da chi aiuta. Al contrario, qui è posto un limite che tutti possono attuare: quello che non rende nessuno debitore a vita, così da poter avere la dignità più grande, quella che viene dalla possibilità vicendevole di dire bene dell’altro.

Preghiamo

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

Dal Salmo 18 (19)

 

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