Martedì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

Dt 12, 2-12; Sal 62 (63); Lc 7, 1-10

Mosè disse a tutto Israele: «Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi: sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verde. Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quei luoghi. Non farete così con il Signore, vostro Dio, ma lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che il Signore, vostro Dio, avrà scelto fra tutte le vostre tribù, per stabilirvi il suo nome: là andrete». (Dt 12,2-5)

Chi è in alleanza con il Signore non può indulgere nelle mezze misure, non è possibile per il popolo lasciarsi tentare dall’adesione ad altri dei. Per questo motivo Mosè prescrive una distruzione totale: quell’immagine non è segno di intolleranza nei confronti degli altri popoli, bensì motivo di educazione per Israele.
Non solo non si renderà culto ad altri dei, ma il Signore potrà essere trovato per un incontro duraturo, dal momento che è stato lui per primo a scegliere di entrare in alleanza.
Quanto vissuto da Israele è ora possibile all’intera umanità: in quale misura si è capaci di cercare il Signore prendendo le distanze rispetto a tutte le idolatrie a buon mercato?

Preghiamo

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Dal Salmo 62 (63)

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