S. Marco evangelista

 

1Pt 5,5b-14; Sal 88(89); 2Tm 4,9-18; Lc 10,1-9

 

“…e dite loro:”E’ vicino a voi il regno di Dio”.”               (Lc 10,9)

 

Bellissimo il brano di Pietro: umiltà significa non disprezzo patologico di sé, ma fiducia consapevole in Dio che fa grazia, si fa carico di tutto ciò che ci opprime, salvandoci dal maligno. Gioire di essere creature invece che vergognarsene. Pietro sa di cosa parla. Ha dovuto toccare con mano, attraversandola, tutta la sua supponenza e la sua viltà, per ri-approdare all’amore del suo Signore, che lo ha creato nuovo.

Qualcosa di simile ha vissuto anche Marco, di cui oggi celebriamo la festa. Forse per timore o stanchezza si separò da Paolo e Barnaba durante un viaggio apostolico (At 13,13; 16,37-38). Ma il Signore è più forte del nostro limite. Le due letture di oggi ce lo presentano riconciliato con Paolo e ben vicino a Pietro, di cui scriverà il racconto del Vangelo. Apparentemente il più semplice tra i vangeli, quello di Marco riassume essenzialità con altissima contemplazione. Come una telecamera puntata su Gesù, esso ci invita a guardare solo lui. Marco ci invita a “fissare lo sguardo su Gesù” (Gv 1,36; Eb 12,2). Fino al disvelamento di ogni segreto: sulla croce, là dove Gesù si mostrerà “veramente Figlio di Dio” (Mc 15,39).

 

Preghiamo

 

I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,

la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

Chi sulle nubi è uguale al Signore,

chi è simile al Signore tra i figli degli dèi?                    

      (dal Salmo 88)

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