At 5,27-33; Sal 33(34); Gv 5,19-30

 

“ Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.       (Gv 5,30)

 

Il Figlio fa ciò che vede fare al Padre. Abbiamo qui il perfetto rapporto tra azione e contemplazione. Esso si realizza nella Trinità. Il Figlio contempla il Padre, rapito da ciò che vede. Questo non è avere la testa fra le nuvole, poiché quello stesso Figlio muore appeso al legno, come un maledetto (Gal 3,13; Dt 21,23).

Solo chi contempla l’amore del padre obbedisce come figlio. Solo il Figlio conosce il segreto del Padre; il Figlio e colui al quale egli lo rivela (Mt 11,27). La volontà di Dio, espressione che suscita in noi timore, è desiderata, voluta, compiuta esclusivamente dal Figlio; noi possiamo solo partecipare, in lui, di questo mistero.

Questo amore è troppo grande; non ci accada ancora una volta di voler rubare ciò che è soltanto dono. Per questo motivo Pietro dice che la testimonianza degli apostoli non può che essere congiunta a quella dello Spirito. Lui che conosce le profondità di Dio (1Cor 2,10), desidera abitare nelle nostre profondità (Rm 8,23-27).

 

Preghiamo

 

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri…

Meravigliosa per me la tua conoscenza,

troppo alta, per me inaccessibile.                  

          (dal Salmo 138)

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