Pasqua nella Risurrezione del Signore

At 1,1-8a; Sal 117; 1Cor 15,3-10a; Gv 20,11-18

Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. (1Cor 15,9-10a)

Celebrare la Pasqua ci permette di guardare avanti con fiducia: se la morte è vinta dal Risorto, allora l’amore che si dona ha ancora non solo senso, ma anche possibilità di vittoria! Il male del mondo ci è davanti agli occhi ogni giorno; il nostro stesso male risuona nella nostra memoria; conosciamo la nostra fragilità e conosciamo gli inganni del mondo. Ma in Gesù c’è tutto lo spazio per immaginare un mondo nuovo e quindi anche il riscatto dalla nostra ottusità. In Gesù risorto possiamo provare a rinnovare la nostra stessa vita, con umiltà e coraggio, confidando nella grazia che ci è donata. Siamo quello che siamo, non di più e non di meno: ma che bello poter dire, assieme all’apostolo Paolo, che ciò che il Cristo ha voluto operare in noi si è almeno un po’ realizzato, che qualcosa di buono in noi è accaduto, che nel cammino della nostra vita siamo stati in grado di fare qualche passo in avanti! Ci accada questo, mentre facciamo festa in Gesù, il Risorto.

Preghiamo

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

(Sal 118,1-2)

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