Mercoledì della V settimana di Pasqua

At 23,12-25a.31-35; Sal 123; Gv 12,20-28

Fattosi giorno, i Giudei ordirono un complotto e invocarono su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non avessero ucciso Paolo. Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura. (At 23,12-13)

Di fronte a quello che lo Spirito sta realizzando e a quanto Paolo sta compiendo nella sua opera di evangelizzazione, i Giudei che gli si oppongono si muovono per arrivare a una soluzione radicale che sentono necessaria: preparano un agguato per ucciderlo, sfidando anche il potere romano che aveva Paolo in custodia. L’esasperazione del proprio pensiero come verità assoluta e l’incapacità di accettare un percorso differente sono, purtroppo, una piaga anche del nostro tempo, in cui non mancano estremismi, radicalismi, fanatismi religiosi, politici, persino sportivi. Ci può guarire l’atteggiamento che abbiamo conosciuto in Gesù, attento alle persone e capace di vedere il meglio in ciascuno, capace di lavorare per la conversione anche di chi sembrava irrimediabilmente rovinato dal male. Ci può guarire lo sguardo di amore del Padre che il Salvatore ci rivela, appassionato a tutti i suoi figli, comunque, sempre. Il sacrificio sulla croce, carico di perdono, è la via che salva: ce lo mostra il Risorto, e noi lo celebriamo riconoscenti.

Preghiamo

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

(Sal 100,5)

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