Lunedì della V settimana di Pasqua

At 21,17-34; Sal 121; Gv 8,21-30

Tutta la città fu in subbuglio e il popolo accorse. Afferrarono Paolo, lo trascinarono fuori dal tempio e subito furono chiuse le porte. Stavano già cercando di ucciderlo. (At 21,30-31a)

L’impegno missionario di Paolo, fin da subito, si è mosso su crinali fragilissimi e ha incontrato spesso ostilità e opposizione, fino a rischiare più volte la vita. Altri prima di lui sono stati osteggiati per il loro ostinato e inarrestabile coraggio di raccontare quanto udito da Dio, superando il timore di essere emarginati, accusati, uccisi. Anche dopo Paolo, fino a oggi, molti credenti perdono il rispetto, la libertà e anche la stessa vita per il loro fedele attaccamento a Dio. Chiediamo al Signore che, per le misteriose vie che lui conosce, non manchi il sostegno a chi ancora soffre per la propria fede. Chiediamo a noi stessi il lucido e pacificato coraggio della tolleranza e del rispetto. E non smettiamo di lavorare perché il nostro tempo e quello che lasceremo per chi verrà dopo di noi conoscano la gioia di cercare i “semi del Verbo” e i sussurri dello Spirito che ci accompagnano verso la verità di Dio, che è sempre un po’ mistero, gioia del cuore, grazia sovrabbondante, festa per il futuro del mondo.

Preghiamo

Il Signore ha dato ai suoi figli
un’acqua di sapienza, alleluia.
Chi si appoggia su di lui
non verrà meno, alleluia.
Li ha edificati per l’eternità, alleluia.

(dalla liturgia)

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