Giovedì della settimana dell'ultima domenica dopo l'Epifania

Qo 8, 16 – 9, 1a; Sal 48 (49); Mc 13, 9b-13

Per quanto l’uomo si affatichi a cercare, non scoprirà nulla. Anche se un sapiente dicesse di sapere, non potrà scoprire nulla. A tutto questo mi sono dedicato, ed ecco tutto ciò che ho verificato: i giusti e i sapienti e le loro fatiche sono nelle mani di Dio.  (Qo 8,17-9,1a)

Qoelet sembra contraddirsi, ma in realtà compie un ragionamento che lo porta a ottenere una sicurezza profonda e feconda. Egli afferma che chi ricerca la sapienza scopre soltanto di non avere certezze, quindi la sua ricerca sarebbe fallimentare. Eppure, proprio questa è un’apertura totale, grazie all’umiltà gli uomini e le donne sono capaci di riconoscere che è impossibile basarsi solo sulle proprie forze, ma questo è il primo passo per aprire la mente e il cuore ad un’accoglienza più profonda, quella capace di mettere nelle mani di Dio ogni proprio passo. La certezza del suo sostegno muta lo sguardo, evita di far piombare nella disperazione di chi pensa che nulla abbia senso, dona la possibilità di riconoscere tutto come un dono che contribuisce alla riuscita di ogni esistenza.

Preghiamo

Non temere se un uomo arricchisce,
quando muore, infatti, con sé non porta nulla.
Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.

dal Salmo 48 (49)

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