Sabato dopo l'Ascensione

Ct 5,9-14.15c-d.16c-d; Sal 18; 1Cor 15,53-58; Gv 15,1-8

È necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura. (1Cor 15,53-54)

«Credo la risurrezione della carne, la vita eterna», così recitiamo nel Credo apostolico, con l’articolo di fede forse meno compreso tra tutti: la vera questione cristiana non è l’immortalità dell’anima, ma la risurrezione dei corpi. Paolo guarda a questo esito conclusivo della storia con la stessa faticosa e luminosa certezza di quanti hanno incontrato Gesù vivo dopo la sua morte: il Risorto si presenta con il suo corpo, corpo reale, però diverso; è ancora il Gesù storico, ma è trasformato, è nel suo corpo glorioso. L’eternità di Dio non ci vedrà come anime indistinte, ma come persone con tutta la nostra storia di fatica, bellezza, relazioni. Questa nostra storia avrà un posto nel futuro di Dio, perché questo è il nostro cammino e questo è il mondo amato da Dio. Le Scritture, scrive Paolo, annunciano con chiarezza questo esito di gloria, in Gesù lo abbiamo sperimentato, e questo sia motivo della nostra riconoscenza, come della nostra speranza.

Preghiamo

È giusto renderti grazie sempre, Padre santo,
perché il Signore Gesù, morendo sulla croce,
ci ha chiamati a condividere con lui
l’eredità della vita del cielo.
Per questo, Padre, a te cantiamo la nostra lode.

(dalla liturgia)

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