Mercoledì della VI settimana di Pasqua

At 28,17-31; Sal 67; Gv 14,7-14

Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento. (At 28,30-31)

Così si concludono gli Atti degli Apostoli, con i due anni (siamo forse nel 62-63) in attesa del processo. L’autore ci consegna un quadro di relativa serenità, in cui l’apostolo continua quella che è stata la sua missione dal giorno della sua conversione e dall’invito di Barnaba a recarsi con lui ad Antiochia; ci vengono date le cifre essenziali della Chiesa delle origini. Anzitutto la capacità di accoglienza di chiunque: nessuno è allontanato, nessuno è giudicato indegno. La comunicazione di Paolo è poi determinata da una Buona Notizia: il regno di Dio; la comunità cristiana consegna prospettive liete, non minacce; l’Evangelo è gioia per il mondo, non duro giudizio. Inoltre, le parole dell’apostolo sono segnate da quelle di Gesù e dalla sua vita: e cos’altro potremmo mai dire di più importante? Infine, Paolo vive questa sua testimonianza reclusa «con tutta franchezza», senza calcoli di convenienza, né timori, senza altro interesse che il Vangelo. Lo scenario rimane aperto, e a noi è detto come vivere la testimonianza di Gesù.

Preghiamo

Di giorno in giorno benedetto il Signore.
Il nostro Dio è un Dio che salva.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!

(Sal 68,20-21.29)

 

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