Venerdì della III settimana di Pasqua

At 9,10-16; Sal 31; Gv 6,22-29

Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». (At 9,13-14)

Abbiamo forse tanti motivi per essere diffidenti e poco speranzosi, per confidare poco nel futuro e disperare di fronte a tanto male che attraversa il nostro tempo; ma da questo testo, che ci racconta i timori di Anania nei confronti di Saulo di Tarso, possiamo raccogliere lo slancio che ci viene dalla lungimiranza di Dio, che fa impallidire le nostre ritrosie, per quanto comprensibili. Il suo sguardo vede nella storia, avanti a noi, il realizzarsi di progetti meravigliosi, che noi non vediamo, ma che rischiamo di perdere se ci lasciamo vincere da paura e demotivazione. Questo mondo è ancora il giardino di Dio, è ancora e sempre di più lo spazio del suo regno che viene, e niente può fermare questo processo di salvezza, nemmeno tutta la malvagità che vediamo e sentiamo attorno a noi e dentro di noi. Non ci può mancare questa speranza, non può vincere la paura; e ci è chiesto di imparare a riconoscere le buone possibilità che ancora si possono manifestare in ciascuno, come è stato possibile per Saulo, poi Paolo, apostolo delle genti.

Preghiamo

Venite e ascoltate
le grandi cose che ha fatto il Signore.
Ha risuscitato Gesù da morte
perché la nostra fede fosse certa
e la nostra speranza fosse in Dio, alleluia.

(dalla liturgia)

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