Mercoledì della settimana della II Domenica dopo l'Epifania

Sir 44, 1; 46, 6e-10; Sal 105 (106); Mc 3, 31-35

Solo loro due furono salvati fra i seicentomila fanti, per far entrare il popolo nell’eredità, nella terra in cui scorrono latte e miele. Il Signore concesse a Caleb una forza che l’assistette sino alla vecchiaia, perché raggiungesse le alture del paese; così la sua discendenza possedette l’eredità, affinché tutti i figli d’Israele sapessero che è bene seguire il Signore.  (Sir 46,8-10)

Caleb e Giosuè si salvarono e ciò che accade a loro ha valore per tutto il popolo, nessuno è un’esistenza autonoma, ma trova ragione nel legame a tutti, addirittura nei confronti delle generazioni future. Infatti, il brano nomina la lor discendenza, sottolineando che il possesso della terra – un dono ormai ricevuto – non vale solo in sé, ma mostra che la vera vita accade quando si segue il Signore.
L’interpretazione della storia di ciascuno può seguire questo criterio, riconoscendo che i doni che caratterizzano la propria esistenza non sono fini a sé stessi, come se potessero venire goduti solo con una gioia momentanea, ma sono concreti nella misura in cui consentono di vivere in una comunione più stretta con il Signore, quindi con ogni fratello.

Preghiamo

Ricòrdati di me, Signore, per amore del tuo popolo,
visitami con la tua salvezza,
perché io veda il bene dei tuoi eletti,
gioisca della gioia del tuo popolo,
mi vanti della tua eredità.

dal Salmo 105 (106)

 

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