Martedì della settimana della I domenica dopo Pentecoste

Es 6, 29 – 7, 10; Sal 104 (105); Lc 4, 25-30

Il Signore disse a Mosè: «Io sono il Signore! Riferisci al faraone, re d’Egitto, quanto io ti dico». Mosè disse alla presenza del Signore: «Ecco, ho le labbra incirconcise e come vorrà ascoltarmi il faraone?». Il Signore disse a Mosè: «Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dalla sua terra. (Es 6,29-7,2)

Mosè è stato scelto dal Signore come mediatore per liberare il popolo, ma questo non fa di lui un eroe: anch’egli ha delle difficoltà e per riuscire nella missione che gli è affidata necessita di un aiuto. Dio libera il suo popolo chiedendo la collaborazione di molti, nella misura in cui ciascuno fa la propria parte e tutti riconoscono di aver bisogno l’uno dell’altro.
Ciascuno può essere rassicurato e insieme riconoscere l’impossibilità di sottrarsi dal proprio compito: non sono le mancanze e le difficoltà a renderci inadatti, si tratta piuttosto di mettere a frutto ciò che si può per trovare nell’altro un aiuto necessario.

Preghiamo

Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
misero in atto contro di loro i suoi segni
e i suoi prodigi nella terra di Cam.

Dal Salmo 104 (105)

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