Sabato della IV settimana di Pasqua

At 11,27-30; Sal 132; 1Cor 12,27-31;14,1a; Gv 7,32-36

Allora i discepoli stabilirono di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea, ciascuno secondo quello che possedeva; questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Bàrnaba e Saulo. (At 11,29-30)

Le prime comunità cristiane sono subito pervase da evidentissimi segni di solidarietà e condivisione: mentre ciascuna compie il proprio cammino – ed è proprio diverso quello dei credenti di Antiochia da quello dei discepoli di Gerusalemme! – si mantiene comunque teso l’orecchio sulla vita e sulle difficoltà di altre. E ci si impegna personalmente per andare incontro alle necessità dei fratelli, anche se lontani. Molto avrebbero da imparare ancora, da questa pagina, le nostre comunità oggi, che spesso vivono ripiegate su se stesse e incapaci di reali segni di fraternità e comunione al loro esterno; un po’ come se ci si dovesse preoccupare solo degli spazi del proprio orticello, trascurando il resto come responsabilità non propria. L’autore degli Atti ci ricorda che questa capacità di condividere nasce da un attento ascolto dello Spirito di Dio, senza il quale rischiamo di non avere né occhi né orecchie per vedere e sentire al di là del nostro naso: pregare e celebrare ci apra a questa solidarietà fattiva, intelligente, efficace.

Preghiamo

Annunziate con voce di gioia
che risuoni ai confini della terra:
«Il Signore ha liberato il suo popolo», alleluia.

(dalla liturgia)

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