IV Domenica di Pasqua

At 6,1-7; Sal 134; Rm 10,11-15; Gv 10,11-18

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli. (At 6,1-2a)

Anche nella prima comunità cristiana qualcosa non funzionava. I cambiamenti comportano sempre qualche fatica e chiedono nuove scelte; così a Gerusalemme l’aumento dei discepoli e gli squilibri tra credenti di diversa provenienza e lingua generano sospetti e favoriscono lamentele; come ancora oggi spesso accade nella vita quotidiana delle nostre comunità. La Parola di Dio ci disegna la normalità delle incomprensioni, anche laddove la fede ci accomuna; e insieme ci consegna il compito di saper interpretare le nuove situazioni nella direzione del soffio dello Spirito di Dio, perché si sappia rispondere alle rinnovate sfide che continuamente la storia ci propone. I Dodici si assumono la responsabilità di cercare una via e la presentano alla comunità perché possa essere condivisa. L’autore degli Atti ci dice poi che la loro proposta «piacque a tutto il gruppo», e in un clima di preghiera condivisa si apre la strada per affrontare le richieste che emergono dalle nuove situazioni che si sono venute a creare. Una pagina da cui imparare, ancora.

Preghiamo

O Dio, guida misericordioso i nostri passi
perché, camminando sulla strada del tuo volere,
ci sia dato di non smarrirci
lontano dalla fonte della vita.

(dalla liturgia)

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