Sabato della settimana dopo Pentecoste

Es 20, 1-21; Sal 91 (92); Rm 10, 4-9; Mt 28, 16-20

Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. (Es 20,8-11)

Il comandamento relativo al sabato è una legge donata a ogni essere umano. Esso comanda di astenersi dal compiere determinate azioni, di evitare di lavorare. Questa sottrazione offre una grande possibilità: quella di non ridursi a un ingranaggio necessario per fare funzionare un meccanismo destinato alla produzione, bensì restituisce a ogni persona la sua massima dignità. Nessuno vale per ciò che produce o riesce a raggiungere, ma il suo valore è racchiuso nella sua identità, nel suo essere legato con il signore e di conseguenza con ogni altra persona.
La possibilità di essere sé stessi tramite la relazione e non tramite la produzione è un dono da custodire, così prezioso da essere l’esperienza stessa di Dio al momento della creazione.

Preghiamo

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Dal Salmo 91 (92)

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