Venerdì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Dt 31, 24 – 32, 1; Sal 32 (33); Lc 8, 26-33

Quando Mosè ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole di questa legge, ordinò ai leviti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore: «Prendete questo libro della legge e mettetelo a fianco dell’arca dell’alleanza del Signore, vostro Dio. Vi rimanga come testimone contro di te, perché io conosco la tua ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi, mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il Signore, quanto più lo sarete dopo la mia morte!» (Dt 31,24-27)

La legge viene posta accanto all’arca dell’alleanza, ma la motivazione di quel gesto sottolinea l’infedeltà del popolo. Certamente la legge è donata al popolo perché senza di essa non sarebbe in grado di scegliere autonomamente il bene. Una volta riconosciuto questo limite, però, la legge si mostra come un dono, come il dono sommo che consente di vivere pienamente l’alleanza con il Signore, quindi di stabilire relazioni autentiche tra gli umani.
Oggi possiamo valutare la nostra vita a partire da due interpretazioni: la prima si limita a considerare le mancanze e le infedeltà nei confronti del Signore, senza portare ad alcun cambiamento, la seconda rovescia lo sguardo, considera la salvezza che è offerta e da lì costruisce concretamente una vita che si espande rispondendo a quel dono.

Preghiamo

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Dal Salmo 32 (33)

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