Lunedì della settimana della V domenica dopo Pentecoste

Dt 19, 15-21; Sal 100 (101); Lc 8, 4-15

In quei giorni. Mosè disse: «Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o di tre testimoni. Qualora un testimone ingiusto si alzi contro qualcuno per accusarlo di ribellione, i due uomini fra i quali ha luogo la causa compariranno davanti al Signore, davanti ai sacerdoti e ai giudici in carica in quei giorni.  (Dt 19,15-17)

La Legge che il Signore dona al popolo di Israele impedisce che qualche essere umano possa ridursi alla solitudine, nessuno deve essere lasciato solo, neppure di fronte al giudizio. Infatti, prima di giudicare una persona è necessario che i testimoni che lo accusano siano almeno due, in questo modo dovrebbe essere garantita la verità dell’accusa.
Quelle parole interpellano ancora oggi, chiedendo conto a ciascuno dell’uso fatto delle proprie parole, se strumento per giungere alla verità e farla incontrare ai fratelli, oppure come mezzo per opprimere.

Preghiamo

Non abiterà dentro la mia casa
chi agisce con inganno,
chi dice menzogne
non starà alla mia presenza.

Dal Salmo 100 (101)

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