Sabato della VII settimana di Pasqua

1Cor 2,9-15a; Sal 103; Gv 16,5-14

L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa.
(1Cor 2,14-15)

Non ci appaia strano che sia così difficile riconoscere l’azione dello Spirito, avvertire la sua presenza e fidarsi dei suoi inviti: non è cosa che ci appartenga. Senza lo Spirito di Dio, come sarebbe comprensibile la speranza in quanto Dio sta preparando per questa umanità? Come ci si potrebbe fidare di questa nostra storia, malata e inaffidabile? Il nostro sguardo di credenti, scrive Paolo, può lasciarsi guidare dal soffio dello Spirito e superare i limiti del modo con cui il mondo misura le cose, per approdare a un giudizio più lungimirante, come a una vista dall’alto. Normale che tutto ciò possa apparire «follia» ai più. Ancora per noi è tempo in cui appoggiare la nostra sicurezza non sulle nostre forze, ma sull’ascolto attento di quanto lo Spirito non ha mai smesso di sussurrare; la Parola di Dio, la vita di Gesù, la docilità allo Spirito di uomini e donne che hanno lasciato un segno nella storia, lo spazio della nostra coscienza illuminata, il nostro cammino condiviso: così e chissà per quali altre vie lo Spirito parla ancora.

Preghiamo

Dio ci riempia di ogni gioia e pace nella fede
perché abbondi in noi la speranza
per la potenza dello Spirito Santo, alleluia.

(dalla liturgia)

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