At 4,8-14; Sal 117(118); 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29

 

«… Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». (Gv 14,26)

 

Domenica scorsa abbiamo visto, nel brano del vangelo che precede quello odierno, come l’ascolto obbediente della Parola “consenta” l’inabitazione del Padre e del Figlio in colui che ascolta. Ruolo dello Spirito è insegnare e ricordare le parole lasciateci da Gesù. Come nessuno può accostarsi al Figlio se non l’attira il Padre (Gv 6,44), nessuno può ascoltare in verità la Parola se non gli è insegnata e ricordata dallo Spirito.

Questo ascolto avviene dunque in una respirazione bocca a bocca nella quale l’alito di Dio (Gen 2,7) ridà vita e forma ad ogni figlio divenuto fratello dell’Unigenito. Il Padre e il Figlio ci consegnano così ciò di cui essi stessi vivono: il loro respiro eterno, l’amore l’uno nell’altro: la persona dello Spi rito Santo. Solo lui che è Dio può parlarci pienamente di Dio. Ogni turbamento e ogni timore vengono in lui superati, in una pace che è pienezza di vita.

 

Preghiamo col Salmo

 

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,

sei il mio Dio e ti esalto.

Rendete grazie al Signore, perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

 

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