Os 6,4-6; Sal 111 (112); Rm 13,9b-14; Mt 12,1-8

 

"È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce".       (Rm 13,11b-12)

 

Non possiamo, proprio non possiamo più, portare con noi il nome di Cristo e muoverci nel mondo come solo volendo evitare il male e temendo ad ogni passo. La luce di Cristo, che vogliamo nuovamente celebrare in questa prossima Pasqua, è coraggio e decisione per il nostro cammino. Abbiamo già conosciuto la salvezza, vogliamo disporci a rinnovarne l’accoglienza con più gioia e libertà, e dobbiamo scuoterci dal nostro assonnato tepore. C’è qualcosa che va scosso in noi, perché emerga anche visivamente ciò che stiamo portando coi noi, quali certezze ci abitano, quali speranze ci fanno stare in piedi nell’attesa paziente e serena, in cosa risiede la pace che tutti cerchiamo. Non possiamo più vivere come se non avessimo conosciuto Lui, la luce che celebriamo.

 

 

Preghiamo

 

È bello rendere grazie al Signore

E cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte,

sulla dieci corde e sull’arpa,

con arie sulla cetra.

Perché mi dai gioia, Signore, con le tue meraviglie,

esulto per l’opera delle tue mani.

(dal Salmo 92)

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