At 23,12-25a.31-35; Sal 123(124); Gv 12,20-28

 

 

«… proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre glorifica il tuo nome». (Gv 12,27-28)

 

 

Siamo in un momento cruciale del vangelo di Gio ­vanni. Il capitolo 12 si apre con l’unzione di Beta ­nia e l’ingresso messianico in Gerusalemme. Alcu ­ni Greci (probabilmente pagani convertiti) vogliono ve ­de re Gesù. Queste, del capitolo 12, sono le ultime paro­le pubbliche di Gesù. Seguiranno i lunghi capitoli del-l’ultima cena, in cui Gesù parlerà in intimità coi soli di ­scepoli e col Padre suo. Poi Passione e Resurrezione. Gio vanni, dunque, conclude in questo capitolo la vita pubblica di Gesù.

Suona come un ultimo appello. A più riprese il Signore aveva detto che nessuno poteva andare dove lui stava andando. Adesso allarga la prospettiva, dicendo di seguirlo là dove sarà lui. Sarebbe utile legge­re il brano fino al v. 36. Gesù indica la morte di cui deve morire e ne rivela il potere nascosto: innalzato giudica il mondo e ne detronizza il principe, attirando a sé tutto il creato (v. 32). Il discepolo, giudeo o greco, è chiamato a seguirlo fin sotto la croce, per contemplarne la gloria.

 

Preghiamo col Salmo

 

Sia benedetto il Signore,

che non ci ha consegnati in preda ai loro denti.

Siamo stati liberati come un passero

dal laccio dei cacciatori:

il laccio si è spezzato

e noi siamo scampati.

 

 

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