Mercoledì della VII settimana di Pasqua

Ct 1,5-6b.7-8; Sal 22; Ef 2,1-10; Gv 15,12-17

Per grazia siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo. (Ef 2,8-10)

La grazia di Dio precede le nostre scelte e azioni; ci raggiunge indipendentemente dal nostro merito. Dio, poiché è «ricco di misericordia» e ci ha amato con «grande amore» (Ef 2,4), effonde su di noi una grazia che non è conseguenza del nostro agire, che non è commisurata a una nostra precedente obbedienza: siamo prima di ogni altra cosa amati, senza misura, senza posa. Questo significa che la riconoscenza viene prima dell’obbedienza, e che le «opere buone» nascono dalla consapevolezza del gratuito amore di Dio, cioè dalla «fede», e non dall’applicazione di un comandamento per poter poi ottenere la benevolenza di Dio. Paolo, in questa e ancor più in altre sue lettere, è tenacemente costante nell’indicare questo primato della grazia di Dio. E – scrive – se guardiamo a Gesù, non c’è alcun dubbio che siamo anticipati da lui, perché le scelte di Gesù sono segnate da una misericordia che non è frutto di calcolo né di contrattazione. E così siamo chiamati a provare ad amare anche noi, per quanto difficile. Di meno è normale; così è da Dio.

Preghiamo
La comunione con te ci ricolmi di grazia, o Dio nostro,
e con la forza rinnovatrice del tuo Spirito
ci renda sempre più degni
di così grande dono.

(dalla liturgia)

 

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