Martedì della VII settimana di Pasqua

Ct 5,6b-8; Sal 17; Fil 3,17–4,1; Gv 15,9-11

a nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! (Fil 3,20;4,1)

La vita del cristiano è orientata al mondo di Dio. Questo, che non significa trascuratezza per il nostro vivere nel tempo, perché anche questo è il mondo di Dio, dice che la nostra vera appartenenza è quella determinata dalla comunione con Dio, in attesa di una nuova presenza di chi ci ha già donato la salvezza, Gesù il Cristo. Paolo, che scrive con evidentissimo affetto questa lettera ai cristiani di Filippi, sottolinea soprattutto la necessità di «rimanere saldi nel Signore», perché i tempi possono farsi difficili, e molte cose possono rapire la nostra attenzione o fiaccare la nostra tenacia. Bisogna essere vigilanti e rimanere ancorati al messaggio e alla persona di Gesù, senza dare per scontato che ci sarà sempre facile vivere la fedeltà all’Evangelo e riconoscere la via da percorrere. La vigilanza cristiana non è un eccesso, anche nel nostro tempo: lo chiedeva Paolo ai Filippesi «con le lacrime agli occhi» (Fil 3,18); è invito prezioso anche per noi oggi.

Preghiamo

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.

(Sal 18,2-3)

 

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