Martedì in Albis

At 3,25–4,10; Sal 117; 1Cor 1,4-9; Mt 28,8-15

La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. (1Cor 1,6-8)

La Pasqua che celebriamo e la Parola che in questi giorni ci viene annunciata ci spingono continuamente ad allargare lo sguardo sulla bellezza della storia, che riconosciamo abitata da Dio e da Dio salvata in Gesù. Possiamo guardarci l’un l’altro riconoscendo le meraviglie che Dio sa operare in ciascuno? Abbiamo occhi limpidi e puri per saper cogliere in ciascuno il dono che Dio gli consegna? Attendere il Signore non è affidare solamente al suo ritorno il rinnovamento della storia; anche il nostro tempo può conoscere il manifestarsi dei segni di grazia con cui Dio già avvolge la vita dell’umanità. E se ci affidiamo a lui, il Signore, ci è possibile crescere nella reciproca riconoscenza per come siamo capaci di rendere visibile la grazia di Dio. Raccontiamoci il bello che vediamo nell’altro, illuminiamone i lati lieti e favorevoli, riempiamoci gli occhi con i passi che vediamo compiere da chi ci sta attorno, anche se a volte con fatica e lentezza. Allora, attendere insieme il Signore sarà meno pesante, sarà più festoso.

Preghiamo

Padre, ti benediciamo:
l’umanità risorge,
nasce la vita eterna,
e a noi è donato il principio
di una gioia senza fine.

(dalla liturgia)

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