IV giorno dell'ottava di Natale

Ger 31,15-18.20; Sal 123 (124); Rm 8,14-21; Mt 2,13b-18

«Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. […] E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.» (Rm 8,14.17)

La vita del cristiano è animata e guidata dallo Spirito. Questa presenza dello Spirito ci rende figli di Dio. Essere figli di Dio non è riducibile a una qualità statica e acquisita più o meno magicamente. Nemmeno si tratta di uno status giuridico, che non cambia il volto dell’esistenza. Consiste invece in un nuovo cammino di vita, aperto e sostenuto dall’azione potente dello Spirito, il cui traguardo è l’entrata nell’eredità divina. C’è un’eredità che ci aspetta. Paradossalmente essa consiste nella condivisione del destino di Cristo, crocifisso e glorificato. I figli non hanno altra strada da percorrere se non quella del Figlio. Il risultato finale è comunque la gloria, grazie alla sua risurrezione. Siamo docili quindi all’azione dello Spirito, è lui che ci guida su sentieri inaspettati, talvolta faticosi, talvolta entusiasmanti. Ringraziamo continuamente Dio che ci ha fatto partecipi della vita del Figlio, percorriamo con gioia la sua strada guardando a lui e guardando ai fratelli.

Preghiamo

Guidami Tu, luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi!

(John Henry Newman)

 

 

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