Sabato della IV settimana di Avvento

Ez 35,1a; 36,1a.8-15; Sal 147; Eb 9,11-22; Mt 21,28-32

«Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”». (Mt 21,28)

Luca comincia così la parabola del figliol prodigo o anche del Padre misericordioso; singolare che anche questa parabola cominci così e presenti un inizio e una fine simile. Gesù ama in particolar modo i peccatori, ama coloro che non si ritengono presuntuosi, a posto con i dettami della propria religione. Qui Matteo descrive la situazione di due figli, uno che rifiuta la proposta del padre ma poi si pente, l’altro che l’accetta ma poi cambia idea. È la nostra umanità descritta in questa parabola. Siamo figli ma in noi ci sono spesso queste due anime, da una parte ci sentiamo giusti di fronte a Dio, dall’altra però talvolta non abbiamo voglia di seguire il suo insegnamento. Importante diventa il riconoscere con coraggio e umiltà le nostre fatiche, i nostri peccati, le nostre infedeltà e anche le nostre pigrizie e portarle davanti al Signore che le prende su di sé. Solo quando si coglie di essere amati e perdonati si può continuare a giocarsi per il Signore.

Preghiamo

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.

(dal Salmo 147)

 

 

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