Mercoledì della IV settimana di Avvento

Ez 18,1-9; Sal 78 (79); Os 2,16-19; Mt 21,10-17

«Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore». (Os 2,16)

Nelle pagine del libro di Osea si legge la trama tenerissima di una struggente storia di un amore tradito e calpestato ma sempre risanato da un amore che sopravanza, cura e insegna a camminare. Questo è l’amore di Dio. Il Dio di Osea perdona di fronte al peccato prima che l’uomo si converta, senza che l’uomo si converta, scommettendo che quel perdono scateni l’energia e il coraggio della conversione. Anche noi siamo chiamati a convertirci a un amore così, arrivando a perdonare anche chi ci tradisce, chi si mostra indifferente. Guardando a un Dio così possiamo veramente guarire le nostre relazioni, i nostri rapporti. Per poter fare questo è necessario lasciarci sedurre e condurre nel deserto, luogo privilegiato per poter ascoltare la voce di Dio, una voce che parla al cuore. È nel cuore che si compiono le scelte fondamentali, è nel cuore la sede di tutti i nostri sentimenti, e allora lasciamo che il nostro cuore si apra a questa voce che sussurra “ti amo, ti voglio bene”.

Preghiamo

Tutto è Cristo per noi.
Se temi la morte, egli è vita; se desideri il cielo, egli è la via,
se rifuggi dalle tenebre, egli è la luce;
se cerchi cibo, egli è alimento.
Sì, tutto è Cristo per noi.
A lui è legato il nostro destino, a lui la nostra salvezza.

(sant’Ambrogio)

 

 

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