Venerdì della II settimana di Avvento

Ez 7,1-14; Sal 105 (106); Ml 2,4-9; Mt 12,38-42

«Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.» (Mt 12,40)

Spesso abbiamo bisogno di segni per credere davvero che Gesù è presente e ci rivela il Padre. Gesù è irritato dalla durezza di cuore dei giudei: nonostante la sua predicazione e i segni che l’accompagnano chiedono ancora segni, come se fossero i segni a far cambiare la loro vita. E non fosse, piuttosto, il cuore che sa leggerli che porta alla conversione. Gesù non darà altri segni se non quello di Giona. Il profeta, a malavoglia, per tre giorni percorse le strade di Ninive minacciando la fine di tutto e i niniviti gli diedero retta, convertendosi. Ma c’è di più: Gesù parla della balena, episodio posto all’inizio delle peripezie del profeta che fugge da Dio, naufraga e viene inghiottito e risputato da una balena. È una possibile allusione alla sua morte e resurrezione. Niente segni straordinari, allora: abbiamo tanti “Giona” che ci invitano a conversione e il grande segno della resurrezione. Forse basta solo ascoltarli e lasciare che il nostro cuore si converta.

Preghiamo con il Salmo

Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,
perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

(dal Salmo 30)

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