Martedì della II settimana di Avvento

Ez 5,1-9; Sal 76 (77); Gl 4,15-21; Mt 12,14-21

«Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo, una fortezza per gli Israeliti. Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio, che abito in Sion, mio monte santo, e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri.» (Gl 4,16b-17)

Ci troviamo nell’ultimo capitolo del libro di Gioele che spesso descrive in modo apocalittico la venuta del giorno del Signore. In realtà quest’ultimo capitolo non termina con il giudizio di Dio sul peccato del suo popolo, ma trasmette speranza con l’annuncio delle benedizioni per Israele, che sarebbe ritornato dall’esilio. Il giorno del Signore è anche il giorno dei suoi doni, della sua presenza di amicizia e di salvezza, di pace e di gioia. In tutta la Bibbia vediamo come Dio ami abitare fra gli uomini, le sue creature che egli desidera salvare dalla loro condizione di peccato, e quindi di lontananza da lui, per poterle avere un giorno sempre con sé. Per questo Gesù si è addirittura incarnato in un corpo umano ed è venuto ad abitare fra gli uomini, portando loro la Buona Notizia della salvezza tramite il suo sacrificio sulla croce, con il quale ha pagato per i peccati di ogni persona.

Preghiamo con il Salmo

Signore, amo la casa dove tu dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
Ma io cammino nella mia integrità;
riscattami e abbi pietà di me.
Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.

(dal Salmo 26)

 

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