Lunedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

At 1,12-14; Gal 4,4-7; Lc 1,26b-38a


Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 
(Lc 1,26b-28)

Nel mese di maggio nella missione a Cuba, i giovani hanno scritto dietro l’altare «Rallegrati, Maria!». È più di un saluto e di un invito alla serenità! La gioia si vede sui volti dei fratelli cubani più spesso che da noi, e la si legge negli occhi e nei sorrisi di giovani e vecchi. La domanda che sorge è: quando la presenza del Signore è fonte di gioia e non solo di pace o di fiducia, per non temere? Qui a Cuba capita per contagio: vedendola nei parrocchiani, che pure non hanno molto e certo non mancano di preoccupazioni.
Risplende più che mai nella messa, nella preghiera e nel canto. Si impara ad ascoltare quello dell’angelo come un comandamento. «Rallegrati!» Non è uno stato d’animo da augurarsi, ma una chiara obbedienza al Vangelo, che testimonia la fede!

Preghiamo

Dio nostro Padre,
fa’ che riscopriamo lo “stile mariano”
nell’azione evangelizzatrice della Chiesa
per tornare a «credere
nella forza rivoluzionaria
della tenerezza e dell’affetto» (EG 288).

 

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