Martedì della settimana della II Domenica dopo l'Epifania

Sir 44, 1; 46, 1-6d; Sal 77 (78); Mc 3, 22-30

Valoroso in guerra fu Giosuè, figlio di Nun, successore di Mosè nell’ufficio profetico; secondo il suo nome, egli fu grande per la salvezza degli eletti di Dio, compiendo la vendetta contro i nemici insorti, per assegnare l’eredità a Israele. (Sir 46,1)

Giosuè è un personaggio fondamentale nella storia di Israele: egli sa raccogliere l’eredità di Mosè, raggiungendo finalmente la terra promessa. Egli viene ricordato per le sue doti, ma subito si specifica che il suo valore era corrispondente alla capacità di ascoltare il Signore e di portare la sua parola a tutto il popolo. Infatti, la vittoria sui nemici, utile per entrare nella terra, dipese dalla sua incessante preghiera.
La sua figura interroga ciascuno: non perché si pensi che alla preghiera corrisponda automaticamente il cambiamento della realtà, piuttosto perché il costante dialogo con il Signore consente di riconoscere quanto la sua presenza non si nega mai.

Preghiamo

Il Signore li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.
Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo abitare nelle loro tende
le tribù d’Israele.

dal Salmo 77 (78)

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