Venerdì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

1Re 1, 41b-53; Sal 131 (132); Lc 11, 21-26

«No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l’hanno fatto montare sulla mula del re. Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l’hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”». (1Re 1,43-48)

Quando la morte di Davide è ormai prossima vi è confusione nel regno perché si deve stabilire la sua successione. Uno dei suoi figli, Adonia, prende il potere senza alcun diritto; allora Davide, informato, definisce che il re che continuerà la sua opera sarà invece il figlio Salomone.
La morte del re Davide non corrisponderà alla interruzione della benevolenza del Signore, perché quanto lui ha fatto in favore del regno potrà essere continuato grazie a chi è stato scelto da lui stesso. Addirittura, Davide segnala che il futuro sarà caratterizzato dal progresso, aperto alla possibilità di ottenere risultati anche migliori.
La storia della salvezza è costruita tramite l’apporto individuale di molte persone, la cui grandezza non dipende dall’identificare con le proprie doti la buona riuscita della storia, ma dal consegnare ad altri la propria opera, avendo cura che questa possa continuare.
Per ciascuno può essere importante esercitarsi a fare come Davide: dare tutto sé stessi per collaborare all’opera del Signore, senza cadere nell’errore di ritenere di essere unici, ma impegnandosi a condividere e trasmettere ad altri le stesse possibilità.  

Preghiamo

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!»

dal Salmo 131 (132)

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