Sabato della Settimana autentica

Gen 6,9b-8,21a; Sal 34 (35); Mt 27,62-66

Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie. (Mt 27,66)

Bisogna riconoscere che una delle tentazioni costanti per gli esseri umani è quella della difesa e della ricerca costante di sicurezze. In questo modo continuiamo a sperare ma illudendoci che la speranza arrivi senza pagare il prezzo dell’avventura e del rischio. La libertà del resto fa paura: scegliere di sognare e non di rassegnarsi è forse facile solo agli adolescenti. Così, di fronte alle sfide della vita, noi assicuriamo il sepolcro, custodiamo gelosamente ciò che abbiamo invece di avventurarci verso orizzonti nuovi: scegliamo il sepolcro anziché la vita. Scegliamo le nostre comode e protette case anziché cercare l’altro nella sua casa. Decidiamo che va bene ciò che abbiamo pur di non rischiare. Per questo un ricco difficilmente entra nel regno dei cieli: perché è troppo preoccupato di custodire ciò che ha. Egli diventa sepolcro e non vede che la vita è più forte e gli chiede di affidarsi, di lasciare, di avventurarsi. Pensiamo alle nostre relazioni, al posto di lavoro, al rapporto con Dio, alle nostre abitudini, a come educhiamo i figli, a come usiamo il denaro; riusciamo a vivere e a rischiare l’avventura di seguire Gesù, l’uomo nuovo la cui parola rende liberi e risorti?

Preghiamo

Signore, Gesù, tu sei la vita!
Apri i nostri sepolcri,
aprici al mondo nuovo da te inaugurato
e portaci con te nella tua vita,
una vita libera, semplice, pronta sempre ad amare,
a vedere il fratello e la sorella
prima delle proprie comodità e sicurezze.

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