I feria prenatalizia “dell’Accolto”

Rut 1,1-14; Sal 9; Est 1,1a-1r.;1-5.10.11-12;2,1-2.15-18; Lc 1,1-17

«Così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto». (Lc 1,3-4)

Luca nel preambolo del suo Vangelo ci tiene a sottolineare che il suo compito non è solo quello puramente letterario ma è dato dalla precisione dell’autore e così vuole suggerire la bellezza di porsi in continuità con la tradizione che ha la sua origine nella “parola”. L’attenzione è allora posta sugli avvenimenti che sono il compimento di un lungo cammino di attesa e preparazione e sulla convinzione che la tradizione vivente della parola si basa sul racconto di coloro che hanno vissuto con Gesù, e sono diventati trasmettitori qualificati e autorevoli. Con queste quattro righe così dense e meditate Luca si presenta pertanto come uno scrittore impegnato, come uno storico diligente che con la sua opera prolunga il cammino della storia salvifica.
Attraverso la parola il Messia, promesso a ciascuno di noi, entrerà nella nostra vita ma il cuore deve essere pronto, e per questo occorre purificarlo e aprirlo in un’attesa operosa e sincera.

Preghiamo
O Signore, guida della casa d’Israele, che sei apparso a Mosè nel fuoco del roveto e sul monte Sinai gli hai dato la legge, vieni a liberarci con braccio potente.
(Antifona alla commemorazione del battesimo)

[da: Stranieri e pellegrini – Il cammino, l’attesa, l’ospitalità – Avvento e Natale 2018, Centro Ambrosiano]

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