Pr 8,22-31; Sal 2; Col 1,13b.15-20; Gv 1,1-14

Domenica nell’ottava di Natale

«In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce». (Gv 1,4-8)
 La parola ha come funzione quella di rivolgersi a qualcuno, sperando di essere accolta e di avere risposta e, l’evangelista ci ricorda che la parola di Dio è per gli uomini vita e luce e, quindi, chiedere di essere accettata. Accettare la parola è sinonimo di fede e la conseguenza di questa accoglienza favorevole è la filiazione divina. Lasciamoci colpire dalla luce della parola che il mondo non riconosce perché non sa vederne la forza: sta allora a noi accogliere la luce della parola, altrimenti il rischio è quello di restare chiusi nel disordine del cuore e della mente.
È proprio la parola della testimonianza che attraversa la storia e proprio qui occorre coglierla e farla diventare il senso della vita: questo prezioso compito nella tradizione cristiana è affidato al Battista e a ciascuno di noi.

Preghiamo
Guidami luce benigna nel buio che mi circonda,
nera è la notte e ancora lontana la casa.
Sostieni il mio cuore vacillante;
nell’oscurità del cammino guidami tu.
(Card. Newman)

Impegno settimanale
Mi impegno a condividere la bellezza del Natale con chi vive accanto a me e con chi il Signore porrà sul mio cammino.

[da: Stranieri e pellegrini – Il cammino, l’attesa, l’ospitalità – Avvento e Natale 2018, Centro Ambrosiano]

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