VENERDì 6 MAGGIO
 

Ct 2,17-3,1b.2 / Sal 12 (13); 2Cor 4,18-5,9b; Gv 14,27-31a

 

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». (Gv 14,27)

 

Abbiamo bisogno di pace! Quella interiore, da tante inquietudine e sofferenze e quella esteriore, da tante guerre, tensioni e violenze. Se c’è una cosa certa al riguardo è che noi uomini, per conto nostro, non siamo proprio capaci di diventare costruttori di pace. Nonostante tante buone intenzioni e tanti sforzi ci ritroviamo, sempre da capo, a piangere le vittime dell’odio e della guerra, in tutte le sue forme, anche in quelle più moderne del terrorismo e del fondamentalismo. Eppure aneliamo alla pace! La chiediamo!

Gesù sa bene che la pace del mondo è fragile e che molto spesso è frutto di compromessi o di interessi economici e politici. Allora ci dà un’altra pace, quella che viene dall’alto, da Dio, che nella sua essenza è pace, cioè shalòm. Non solo assenza di odio e violenza, ma armonia, concordia, fraternità. Questa pace è dono da invocare; è esercizio da praticare; è profezia da testimoniare. Non possiamo arrenderci alla rassegnazione di fronte alla nostra impotenza, dobbiamo perseverare in una ricerca di pace che venga da Dio e sia duratura.

 

 

Preghiamo

 

Donaci la tua pace, Signore,

quella che riempie il cuore e rimane per sempre.

Fa’ di noi dei costruttori di pace,

per un futuro migliore e per un mondo fraterno.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. La sapienza è uno spirito che ama l’uomo, Pasqua 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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