Ez 7,1-14; Sal 105 (106); Ml 2,4-9; Mt 12,38-42

 

«Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: “Maestro, da te vogliamo vedere un segno”».          (Mt 12,38)

 

A volte, chiedere un segno sembra una richiesta legittima; pensiamo al pegno d’amore che si chiedono gli sposi.

Il segno che gli scribi chiedono a Gesù è la richiesta di dimostrare, in modo visibile, che Gesù sia il messia che il popolo di Israele si aspettava per il suo riscatto politico. Sono ancora lontani dalla comprensione di Gesù come Figlio di Dio venuto per redimere il peccato del mondo. E la stessa richiesta ancora una volta viene fatta a Gesù sulla Croce: si può credere soltanto se lo si vede scendere dalla Croce. In questa richiesta e nel modo in cui è posta, si nasconde una sfiducia nell’operato stesso di Gesù e, per questo, Gesù li condanna proprio per colpa della chiusura dei cuori. Ma per credere sono necessari eventi spettacolari ed incredibili? Se ci impegniamo sicuramente siamo capaci di leggere nei segni dei tempi l’operare di Gesù anche nelle piccole cose che ci sembrano poco importanti o troppo ovvie. Smettiamola, allora, di correre dietro ai segni prodigiosi, a cercare il miracolo più strano: non sono i segni che convertono! Anzi, davanti alla resurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11), qualcuno si prese la briga di correre a Gerusalemme per denunziare Gesù!

 

Preghiamo

 

Ecco il Dio che mi salva,

agirò con fiducia e senza timore;

è lui la mia forza e la mia gioia

ed è venuto a salvarmi.              (Is 12,2)

 

[da: “La Parola ogni giorno. Io spero nel Signore. Avvento e Natale 2015”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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