LUNEDI 29 FEBBRAIO

 

Gen 17,9-16; Sal 118 (119),57-64; Pr 8,12-21; Mt 6,7-15

 

 

“Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Voi dunque pregate così: “Padre nostro…” (Mt 6,6-7.9a)

 

 

In questo anno della misericordia i nostri occhi si fissano nel volto del Padre, un volto riflesso nelle parole e nel volto di Cristo, un volto di misericordia. In molte parti del mondo il padre è un uomo autoritario, molte volte irresponsabile, che i giovani riconoscono come colui che “non mi ha riconosciuto”, come colui che “non mi ha mai aiutato”, “colui che mi ha violato”. Eppure in questi giovani che vivono la morte del padre si riscopre un desiderio di amore, il desiderio di essere amati. Il Padre di tutti, o il padre di ciascuno in maniera personale è la buona notizia di cui ha bisogno il mondo.

Quando preghiamo il “Padre nostro” preghiamo facendoci voce dei fratelli che ancora non lo hanno conosciuto.

 

 

Preghiamo

 

Che tutti i giovani possano dire “Padre nostro”

Che tutti i poveri confidino nel “Padre nostro”

Che tutti gli “orfani” perché abbandonati, rifiutati, traditi feriti possano trovare pace nel dire “Padre nostro”.

Che da questa preghiera possa nascere la fraternità universale di cui il mondo ha bisogno.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. Dio non ha creato la morte, Quaresima 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

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