SABATO 14 MAGGIO

S. Mattia

 

At 1,15-26 / Sal 112 (113); Ef 1,3-14; Mt 19,27-29

 

«Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». (Mt 19,29)

 

Scegliere di seguire Gesù e diventare suoi testimoni nel mondo certamente implica delle rinunce ed un certo stile di vita sobrio ed essenziale. Ma questo realizza pienamente l’esistenza di un uomo e la rende felice. Non è una perdita, ma un guadagno. Non materiale. Mettere al primo posto e considerare un bene assoluto l’amore per il Signore dà una nuova prospettiva a tutte le relazioni che viviamo e ai beni che possediamo. È un po’ come quando uno osserva un panorama dalla cime di una montagna, dopo averlo sempre guardato dal basso. Comprende molte cose prima confuse, si accorge di altre che non aveva notato, ritrova le giuste proporzioni.

È così anche dentro la nostra vocazione, qualunque essa sia. La vocazione, infatti, non è soltanto una scelta di vita presa una volta per sempre, è un senso, una direzione, uno stile che accompagna ogni giornata e che dà sapore a ciò che si fa e a ciò che si vive. Da quella prospettiva interpreto ciò che mi accade, giudico quanto avviene e scelgo ciò che devo fare.

 

Preghiamo

 

Aiutami, Signore, a comprendere ogni giorno

la mia vocazione alla tua sequela.

Insegnami a perseverare nella fedeltà

e donami di servirti nella gioia.

 

 

[da: La Parola ogni giorno. La sapienza è uno spirito che ama l’uomo, Pasqua 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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