DOMENICA 17 APRILE

 

 

At 21,8b-14 / Sal 15 (16); Fil 1,8-14; Gv 15,9-17

 

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». (Gv 15, 12-13)

 

Verrebbe da obiettare con le parole del noto adagio: “Al cuor non si comanda!”. Come a dire: come può l’amore essere comandato? L’amore è spontaneo, istintivo, naturale. Ma ne siamo sicuri? È davvero solo così? Innanzitutto è bene chiarire che Gesù non impone nulla. Egli “raccomanda” l’amore, cioè lo indica come fondamentale, come la ragione per cui vivere, come ciò che fa di una vita una vita riuscita. È come se ci dicesse: questa è la cosa più importante, l’unica che conta davvero. Il resto viene dopo. Le scelte, gli impegni, i progetti, i legami, i pensieri dipendono dall’amore.

Non un amore retorico, né fatto di cuoricini rossi e occhietti che sbattono: un amore che giunge a fare della propria vita un dono per gli altri. Un amore che dà la propria vita. Come ha fatto Gesù nella sua Pasqua. Allora, capiamo bene, la questione dell’amore è una questione seria e vitale. Da qui passa la riuscita di un’intera esistenza e da qui passa il segreto di una gioia piena che nessuno può scalfire.

 

 

Preghiamo

 

Ti ringraziamo Signore

perché tu ci hai amato per primo

e per noi hai donato la tua vita;

insegnaci lo stesso amore

fatto di gratuità e dedizione sincera.

 


[da: La Parola ogni giorno. La sapienza è uno spirito che ama l’uomo, Pasqua 2016, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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